Fumetti

Fumetti sulla sdraio
Fino a 15 anni mai comprato un giornaletto.. come si chiamavano allora. Li vincevo a carte.
Chi tirava una carta uguale a quella tirata precedentemente dallo sfidante si prendeva tutto il monte premi costituito da quintalate di giornaletti di tutte le dimensioni e forma.
Ci ho messo un po’ a capire che l’ultimo che tirava vinceva sempre… era solo questione di tempo. Ma non potevo oppormi. Erano i più grandi a decidere l’ordine di gioco. Io ero il più piccolo. Quindi perdevo sempre. Per fortuna c’era mio fratello più grande di me di due anni che riportava a casa quello che io perdevo… più gli interessi.
Mi andava meglio con il gioco universalmente conosciuto come: Chi arriva più vicino al muro con la moneta da cento lire vince tutto. Noi lo chiamavamo proprio così, non c’era altro termine più breve per indicarlo.
Lì mi rifacevo. Alla fine mi caricavo sulle spalle buste di Zagor, Blak macigno, Comandante Mark, Il piccolo ranger, Capitan Miki, Tiramolla e naturalmente Tex con Topolino.
topolijno 1tiramolla 1Il giorno dopo, sdraiato in balcone durante i noiosi pomeriggi estivi, me li leggevo tutti. In attesa di scendere a giocare in cortile. Si poteva solo dalle quattro del pomeriggio in poi. Prima il regolamento condominiale ce lo impediva. Oggi molti condomini hanno abolito il divieto, visto che molti di noi hanno abolito i bambini.
pugacioff 2Ancora oggi associo ai giornaletti le seguenti cose: una sdraio, i pomeriggi d’estate, le vacanze, la fine della scuola, il latte di mandorla e la portinaia con l’orologio in mano.
Iniziavo con Zagor, lo Spirito con la scure in cui io mi identificavo pienamente. Chissà perché invece mia mamma voleva farmi diventare come Cico il suo scudiero sovrappeso. Zagor non aveva la mamma. Questo era il suo segreto. Io avevo anche la nonna apprensiva. Figuriamoci.
Quante volte poi ho provato a costruirmi la scure di Zagor. Prendevo una bastone e gli legavo in cima un sasso della pianura padana.
Ma il maledetto non voleva saperne di stare su. Dopo due secondi ricadeva nella pianura padana.
Probabilmente perché l’unico nodo che sapevo fare io ai tempi (e anche adesso) è quello a farfalla, utile per allacciarsi le scarpe ma non per reggere un masso da due chili. Ma io, ostinato, lo riannodavo e lui più ostinato di me, si ostinava a ricadere subito dopo. Ingaggiai con lui una lotta senza quartiere, ma alla fine mi arresi, vinse il sasso.
Allora decisi di diventare Zagor, lo spirito senza scure ma con il bastone… chissenefrega di sto maledetto sasso. Chissà perché poi gli Indiani lo chiamavano Spirito con la scure. Quello menava come un fabbro, ma per loro lui era uno Spirito. Contenti loro.
Poi attaccavo con Blek Macigno. Il grande Trapper. Mai saputo cosa fosse un Trapper.
Oggi lo so. Un Trapper è un cacciatore di frontiera vestito con pelle di daino che indossa un cappello di pelliccia con la coda di tasso. Lo volevo anche io. Si usava. Mia mamma invece mi comprò un cappello marrone di finta pelle con la visiera e i copri orecchi di lana. Anche Blek probabilmente non aveva una mamma. Per questo era diventato Blek macigno.
La differenza tra Zagor e il grande Blek era lampante. Il taglio di capelli.
Zagor aveva un taglio curato, moderno, scolpito a rasoio. Certe volte mi sembrava di riconoscere Zagor nei modelli di taglio appesi fuori dai negozi di parrucchiere. Un taglio alla moda. Io e lui avremmo potuto essere clienti dello stesso barbiere. Quando ero costretto da mia mamma a tagliarmi i capelli, il barbiere, che mi conosceva, mi chiedeva sempre:
Allora, giovanotto, come li tagliamo i capelli questa volta?
E io un po’ esitando: Scusi, me li può tagliare come Zagor?
E lui me li tagliava come Cico. Maledetto, anche lui faceva parte del complotto che voleva convincermi a diventare Cico a tutti i costi, insieme a mia mamma.
Il Grande Blek no. Tutto diverso. Un cappellone con capelli color giallo polenta lunghi fino alle spalle. Uno così di sicuro non è mai andato dal parrucchiere e se ci è andato gli hanno sbagliato la tinta.
Mai visto un cappellone del genere per le vie del Paese. Dopo si. Tantissimi.. anche coi capelli blu. Ma ai tempi era raro. Impossibile identificarsi in lui.
Quindi passavo a capitan Miki. Un adolescente con il ciuffo a banana che metteva in riga tutti i cattivi aiutato da due ubriaconi, Doppio Rhum e Salasso. Miracoli del fumetto!
Io ci credevo.
Come credevo alle raccomandazioni della sua fidanzata che lo esortava a stare attento ed era sempre in pena per lui. Qualche serio motivo di preoccupazione in fondo ce l’aveva. Un ragazzo di sedici anni, imbrillantinato come Elvis Presley, spalleggiato da due alcolisti che doveva far fronte ai peggiori criminali del far west. Mi sarei preoccupato anche io.
Ma questo era solo l’antipasto. Il divertimento vero era con le storie di Topolino e Paperino
Storie originali scritte dai grandi sceneggiatori Italiani come Carpi e Scarpa che anche l’America ci invidiava.
Ma questo l’ho saputo dopo. Ai tempi ero solo un accanito lettore che mai avrebbe immaginato di diventare negli anni seguenti un modesto sceneggiatore e ideatore di alcune storie di Paperino.
Ho ancora a casa il vocabolario con le esclamazioni di gioia e dolore tradotte in Paperopolese…
Uack! Uack.. Yuk Yuk.. Quak… Squaraquak
Mi sono cimentato anche con Tiramolla, personaggio tutto Italiano inventato nel 1952 da Roberto Renzi. (omonimo, spero, del nostro Presidente del Consiglio) Figlio del caucciù e della colla, era un eroe da boom economico.. passava indenne in mezzo ad ogni disastro. Esplosioni, alluvioni, dinamite, atomica, incidente stradale, tasse, multe, dito nell’occhio… nulla poteva fermarlo. Si adattava. Riacquistava sempre la sua forma originaria… Come alcuni politici italiani… (io ne ho in mente soprattutto uno, ma fate Voi)
Mi ricordo altri personaggi straordinari della collana: Nonna Abelarda, Poldo, Il Lupo Pugagioff che parlava il russo maccheronico..soldino eccetera eccetera.
Cogli anni non ho abbandonato i fumetti, ho solo ampliato la scelta. Charlie Brown, Asterix, Eisner.
lauzierE poi Gerard Lauzier che ho conosciuto a Roma alla prima della sua commedia Cecile prodotta da me. Meglio di così. Ora chiaramente le cose sono un po’cambiate, la sdraio sul balcone non c’è più, in cortile posso andarci quando voglio, ma per fare che? Meglio restare in casa a leggere i giornaletti… cioè scusate le Graphic novel… ciao.
Antonio